Trasformazione NO, trascendenza SÌ

La nostra vita quotidiana é circondata da forti cambiamenti sempre più rapidi: blockchain, intelligenza artificiale, realtà virtuale, nanotecnologie, ingegneria genetica, robotica e miriadi di altre tecnologie (dalla stampa a 3D siamo già alla 4D) che stanno influenzando il nostro mondo a livelli senza precedenti. Il fatto che persone di età molto diverse, con aspettative molto diverse, si ritrovino nello stesso posto di lavoro mette in discussione i punti di vista più basilari sul lavoro e sulla vita. Eventi inaspettati (cigno nero) possono esplodere in qualsiasi momento procurando impatti sorprendenti e dolorosi (come il coronavirus).

Purtroppo continuiamo a organizzare le aziende come le ferrovie del 1840, quando però le informazioni avvenivano tramite il codice Morse! Sembra il mito di Sisifo, costretto a portare su un ripido pendio un macigno che eternamente rotola giù, e dover rifare lo stesso percorso con le stesse fatiche ogni giorno senza riuscire mai a raggiungere l’obiettivo. Ma oggi, quando le informazioni viaggiano ovunque su reti in fibra ottica alla velocità della luce, non è arrivato il momento di creare organizzazioni che rispecchino l'agilità, la rapidità e la potenza delle reti di informazione utilizzate?

La parola d’ordine oggi sembra essere ‘trasformazione’. I consulenti manageriali evangelizzano la trasformazione e prometto di “trasformare” le organizzazioni. Le domande di fondo rimangono sempre: trasformare da cosa a cosa? Come saprete quando vi sarete “trasformati”? Cosa significa esattamente trasformazione?

Forse è arrivato il momento di pensare di andare oltre alla trasformazione e di considerare cosa la trascende. Quali sono i problemi che stiamo cercando di superare? L'elenco potrebbe includere la burocrazia, costosa e stantia, la disumanizzazione delle risorse umane, il disengagement, la perdita di tempo, le fasi di autorizzazione non necessarie, i viaggi di potere, l'egomania e i silos disfunzionali. Se vogliamo trascendere questi aspetti negativi, avremo bisogno di un linguaggio nuovo che ampli la nostra visione e ci permetta di concentrarci sulle possibilità che abbiamo di crescere. Parole come consapevolezza, coscienza, appartenenza, significato, scopo e compassione sono concetti "trascendenti" che il filosofo Peter Koestenbaum ci propone di  includere nel nuovo linguaggio del lavoro.

Puntiamo troppo in basso quando ci occupiamo di taylorismo, KPIs, OKRs, metriche, misure, valutazioni delle prestazioni, PIPs, 360º, formazione e nozioni tradizionali di sviluppo della leadership. Creare network resilienti e dinamici che consentano alle persone di prendere decisioni e di avere accesso alle informazioni in tempo reale e concentrarsi su quelli che abbiamo chiamato concetti “trascendentali” umanizzerà le organizzazioni e diventerà il drive che porterà a performance impensabili, che mai un sistema manageriale potrà mai raggiungere.

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Pubblicato da Doug Kirkpatrick il 21 dicembre 2020
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